Marco Gentili per l'Associazione Coscioni

09/03/17 Ritiro donazione “Salotto delle Idee” di Civitavecchia

 

Evento Salotto delle Idee di Civitavecchia

Buonasera,

è un onore presenziare questo evento organizzato dalla Fondazione Bancale ed è allo stesso tempo un onore rappresentare l’Associazione Luca Coscioni di cui, al pari della qui presente Mina Welby, sono co-Presidente. Per chi ancora non la conoscesse, la nostra è un’associazione no-profit di promozione sociale, soggetto costituente del Partito Radicale, creata nel 2002 da Luca Coscioni con lo scopo di promuovere e concretizzare la libertà di cura e di ricerca scientifica, l’assistenza personale autogestita e l’affermazione dei diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili, anche nelle scelte di fine vita.

Ed è proprio sul tema caldo del “fine vita” che oggi interveniamo, io e Mina, per ringraziare innanzitutto la vostra Fondazione Bancale e il suo Presidente per la donazione che ci avete destinato per il sostegno della battaglia a favore dell’eutanasia legale, iniziata dalla qui presente Mina Welby, dall’attuale tesoriere Marco Cappato e dal vice-Segretario Gustavo Fraticelli. Al Presidente Bancale e a tutto il suo entourage portiamo la gratitudine e la riconoscenza di tutti gli altri componenti della nostra Associazione e del nostro Segretario Filomena Gallo.

In secondo luogo, siamo qui per trasferire con determinazione il senso e il valore dell’eutanasia legale. Si tratta semplicemente di ribadire a gran voce che le decisioni di fine vita sono decisioni personalissime e, in quanto tali, devono essere prese con la massima libertà dalla persona per se stessa. In Italia, benché la Costituzione riconosca che nessuno può essere obbligato ad alcun trattamento sanitario contro la propria volontà, non vi sono leggi che regolano l’affermazione delle volontà della persona: né una legge sul testamento biologico, né tantomeno sull’eutanasia. Se sei fortunato, queste pratiche le fanno in silenzio e di nascosto.

I dati del nuovo studio Istat sul rapporto tra malattia e suicidio sono molto rilevanti e parlano di 12.877 suicidi in negli ultimi tre anni – 2.812 donne e 10.065 uomini – dove in 737 casi è certificata la presenza di malattie fisiche rilevanti.

Lunedì 13 marzo, salvo ulteriori rinvii, la discussione che riguarderà solo e, dico solo, il testamento biologico approderà in aula della Camera, dopo 400 giorni dall’avvio dell’iter parlamentare e quindi dopo una stasi ignobile che ha attribuito all’Italia, ancora una volta, l’immagine del Paese «che non decide».

Seguiremo sempre con grande e meticolosa gli sviluppi di questo dibattito e contribuiremo con forza al’evoluzione del processo legislativo perché, oggi, l’Italia è tutta dalla parte di Fabo e di chi come lui è stato costretto a trovare una soluzione che potesse mettere fine ad una sofferenza inaudita. Queste persone chiudono gli occhi e smettono di soffrire in un paese che non è più il loro e, prima di andarsene, si fanno portavoce di un’istanza, che è un diritto, a cui è necessario dare una risposta. Chiediamo oggi che venga accolto il diritto legittimo di morire nel miglior modo possibile nel proprio paese, magari nel proprio letto e con l’affetto delle persone care accanto.

Vi posso assicurare che con l’Associazione Luca Coscioni continueremo a fare del tutto affinchè lo Stato lavori per garantire, in questa o nella prossima legislatura il diritto già chiesto, più di 11 anni  fa, da Piergiorgio Welby con la richiesta di eutanasia o, più semplicemente, dolce morte. Dj Fabo è l’ultimo dei tanti uomini e donne che hanno lottato con lo Stato per avere la libertà di scegliere fino alla fine. Occorre rendergliene il merito e non lasciare che gli ostacoli legislativi si mettano di nuovo davanti ai diritti civili e sociali degli individui.

Anche se ora Fabiano non potrà più far girare e sincronizzare i suoi dischi, sono certo che sarà orgoglioso di sapere che sta facendo girare, sempre di più, in tutto il Paese, e non solo in aula, un confronto degno di un paese civile.

Prima di salutarvi, vorrei condividere con tutti voi un applauso di incoraggiamento a Cappato a cui va il plauso di aver, ancora una volta, disobbedito civilmente davanti all’immobilismo colpevole del parlamento, accompagnando all’estero e aiutando economicamente tramite il coinvolgimento dell’Associazione chi ha deciso che per lui la vita non aveva più senso.

Uniamoci con determinazione, quindi, per smuovere con azioni concrete un parlamento sempre più fermo sui diritti civili. E quando sarete chiamati alle urne ricordatevi anche dei Radicali.

Grazie a voi tutti. Davvero!

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