Marco Gentili per l'Associazione Coscioni

01/10/16 XIII Congresso dell’Associazione Luca Coscioni per la Libertà di Ricerca Scientifica

Apro questo intervento congressuale con un ringraziamento speciale a voi convenuti, a chi adesso ci segue su Radio Radicale, e uno – più che doveroso e particolare – a chi ha reso possibile lo svolgimento questa tre giorno in questa splendida Città.

La vostra partecipazione a questo tredicesimo Congresso dell’Associazione ha un valore inestimabile perché sottolinea l’interesse per importanti tematiche che abbiamo il diritto e il dovere di difendere e continuare ad incentivare, soprattutto nel decennale della morte di Luca Coscioni e, nel primo Congresso dell’Associazione senza Marco Pannella. Entrambi promotori di tematiche che perderebbero il loro spessore culturale nella società, se non fossero abbracciate da un insieme ampio di cittadini che in concerto con gli “addetti ai lavori” costituiscono il volano più potente di sensibilizzazione e di evoluzione democratica.

Peccato, però, che nell’ultimo Congresso del Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito ci sia stato precluso ogni tipo di confronto e convergenza politica a tal fine.

Immagino che la denominazione che porta questo Congresso: – “In difesa dello Stato di diritto democratico? LIBERTÀ e SCIENZA!” – abbia fatto leva sulla vostra percezione di democrazia, una democrazia che evidentemente si trova in uno stato di deterioramento, per non dire d’emergenza.

Ecco allora la consapevolezza che non esisteva titolo migliore. In questi tempi di politiche e decisioni globalizzate ed al tempo stesso miopi, gli interessi comuni delle collettività rischiano di essere messi al margine, mentre viene riservato sempre più spazio agli interessi di pochi.

Questi congressi sono senz’altro l’occasione per portare sotto la luce del dialogo e del confronto allargato i nostri diritti civili e sociali e per ricordare a tutto il popolo che deve pretendere dallo Stato e da chi lo governa la tutela, perché occuparsi dei Diritti di tutti non è un’opzione, è un dovere!

Personalmente sento molto forte dentro di me il dovere di lottare a difesa dei diritti che, sicuramente sono i miei, ma anche di molti altri che non hanno voce, così come hanno sempre fatto Luca Coscioni e Piergiorgio Welby, che sempre più mi rammarico di non aver potuto conoscere personalmente, ma benché se ne dica o si mormori, sono e rimarranno presenti in ciascuno di noi.

Quando la patologia che mi ha colpito si è manifestata ero fin troppo piccolo. Convivendo con essa sono diventato un adulto in grado di fare scelte autonome e chiare come combattere a favore della tutela dei diritti e delle libertà civili. Queste scelte, ardentemente e cocciutamente sostenute da me e dall’Associazione Luca Coscioni, mi hanno spinto fino al palazzo delle Nazioni Unite per il diritto universale della Scienza.

Oggi dunque, sempre con lo stesso entusiasmo, sono qui con voi a sottolineare l’importanza di azioni serie e concrete a favore della libertà di ricerca scientifica, una ricerca che non deve servire interessi privatistici ma il benessere complessivo della collettività, perché essa, in tutte le sue declinazioni, ha diritto alla tutela della propria salute. Può sembrare scontato e ovvio sostenere che la salute vada tutelata, ma è sempre più evidente la necessità di dover difendere questo diritto da attacchi politici ed economici. È quindi un dovere primario della società civile quello di avviare un sistema di tutela collettiva per quello che va considerato un diritto inscindibile sia in uno stato di benessere, che in uno di malessere fisico o psicofisico.

La salute e le scelte individuali in merito vanno preservate attraverso i mezzi e le conoscenze che già oggi abbiamo a disposizione e che comunque necessitano di un continuo ed evoluto processo di ricerca. Nel mio caso, la patologia di cui sono portatore l’ho ereditata involontariamente dai miei rispettivi genitori, al tempo inconsapevoli. Non esiste ad oggi trattamento specifico che possa bloccare il nascere o l’evoluzione degenerativa di questa condizione, ma esistono possibilità di ricerca che in questo senso potrebbero avere un ruolo davvero significativo. Soprattutto per le future generazioni.

Mi riferisco alla ricerca sulle cellule staminali embrionali, oggi ancora vietata nel nostro Paese, perché gli embrioni sono considerati dall’attuale Legge 40 “forme di vita umana” e in quanto tali non manipolabili dalla ricerca scientifica. Ma che valore ha questa legge italiana di fronte all’evidenza di milioni di embrioni crioconservati in soprannumero e non più utilizzabili a fini procreativi, magari gettati via senza alcuno scopo? Che valore ha questa legge che proclama di tutelare la vita umana e poi consente di importare embrioni, o più specificatamente blastocisti, dall’estero per scopo di ricerca? Capite bene che ci sono delle contraddizioni e degli atteggiamenti ipocriti o ignoranti da parte dei legislatori, che ci spingono a lottare per riportare tale questione al centro del dibattito politico e dunque nel cuore del Parlamento italiano. Il popolo, tutto, ha diritto ad una conoscenza complessiva ed esaustiva di tali questioni. Solo allora potrà esercitare con consapevolezza il proprio diritto di voto a favore o contro. Non come la domanda che ci verrà posta il 4 dicembre e soprattutto chi l’ha formulata, tema che ha creato qualche discussione.

È necessario dunque tornare ad essere cittadini informati e al tempo stesso pretendere dibattiti parlamentari di un certo spessore e con un certo potere di risoluzione dei problemi collettivi.

Tantissime persone in Italia ancora ignorano che la ricerca sulle cellule staminali sta aprendo, nei paesi in cui è consentita, prospettive mediche davvero positive nella cura contro il Parkinson e nella cura della cecità; così come ignorano che abbiamo un Nomenclatore Tariffario delle protesi e degli ausili fermo al 1999 e pronto ad essere varato.

Finalmente (ieri), infatti, grazie alla presenza – mancata per impegni politici – del Ministro della Salute Lorenzin, alle sue dichiarazioni – inoltrateci e lette dal Segretario > 2.25.22 – e attraverso le nostre revisioni potremo rivendicare una vittoria per chi non può vivere la propria vita in maniera autonoma. Come vedete l’Italia si profila ancora come il paese dei divieti  superabili.

Correrò il rischio di sembrare approssimativo ma spinto dal mio ardore politico, mi viene da dire questo: vietano agli scienziati residenti in Italia di investire su una frontiera di ricerca ricca di potenzialità e poi quando l’impatto delle malattie, che non riusciamo a frenare, devasta la vita delle persone, vietano a quest’ultime pure di morire dignitosamente

Perché nel frattempo, ahimè, l’eutanasia legale resta ancora non ammissibile in Italia. La proposta di legge popolare che ne richiede la regolarizzazione da 3 anni è ancora ferma in Parlamento, mentre fuori un numero purtroppo alto di persone grida una morte dignitosa, perché lo strazio fisico e mentale dovuto a certe tipologie di malattie equivale a morire senza dignità. Porsi a favore della morte dignitosa non significa di certo porsi contro la vita. La sofferenza va vissuta nel suo complesso e contestualizzata, la sofferenza va compresa nella sua componente più odiosa e più devastante e solo in quel caso si capisce che spetta solo alla persona, che la vive, la decisione di prendere o lasciare.

Sebbene, quando si parla di Libertà di Ricerca Scientifica venga subito da pensare alla ricerca al fine di preservare o migliorare l’impatto di alcune malattie sulla vita dell’essere umano, questa riguarda molti altri ambiti di nostro interesse. L’eutanasia legale è libertà di ricerca scientifica? Sì! Il Nomenclatore Tariffario è libertà di ricerca scientifica? Sì! La Legalizzazione della Cannabis è libertà di ricerca scientifica? Sì! La Procreazione Medicalmente Assistita è libertà di ricerca scientifica. Sì! L’abbattimento delle Barriere Architettoniche è ricerca scientifica? Sì! Potrei andare ancora avanti con la lista. Sarebbe sicuramente più lunga del progetto del ponte sullo stretto di Messina.  Dietro quest’elenco, però, ci sono due parole chiave inscindibili: Libertà e Democrazia.

Augurandomi che il diritto alla libertà di ricerca scientifica diventi un argomento urgente e non più procrastinabile nelle stanze della politica, vi saluto con la speranza più realistica che la collettività, oggi da voi qui rappresentata, che da sempre su ogni tema si dimostra più presente e all’avanguardia rispetto alle istituzioni, si faccia promotrice di iniziative che finalmente facciano diventare anche l’Italia un Paese dove la ricerca scientifica sia veramente libera, democratica e basata solo su dati empirici.

In conclusione lasciatemi salutare ancora il Presidente della Regione Campania De Luca ed il Primo Cittadino di Napoli De Magistris ed invitarli a procedere rapidamente con la realizzazione dei PEBA  (Piani di Eliminazione delle Barriere Architettoniche) che sono, purtroppo, un’altra triste e desolante storia “molto italiana”, dal momento che la legge finanziaria del 1986 può essere tranquillamente ignorata dalla maggior parte di coloro che dovrebbero applicarla già da più di trentanni anni, a discapito, come sempre, di moltissimi cittadini con disabilità di vario genere che non hanno l’opportunità di muoversi e godere a pieno delle proprie città. Seguiamo l’esempio di Salerno che, a quanto pare, dal 2010 ha promosso un progetto pilota per l’adozione dei PEBA e del Comune di Sala Consilina, dando la sua parola in merito all’adozione dei Piani.

E non basta che i soli edifici pubblici siano privi di barriere per parlare di garanzia di un diritto, come accade nel Comune di Moio della Civitella, perchè andrebbe ribadito al Sindaco di Moio che, anche studi medici, o magari bar, ristoranti e cinema sono frequentati da disabili. In Campania, come in tutta Italia, molto c’è da fare ancora, ma i tempi sono più che maturi ormai, e i disabili reclamano ad alta voce il loro sacrosanto diritto ad avere una città totalmente accessibile. Anche tutti noi, però, possiamo e dobbiamo fare la nostra parte per tentare di smuovere questa situazione grottesca.

Voi avete la facoltà di farlo, e noi, come Associazione Luca Coscioni diamo la possibilità ad ogni singolo cittadino di segnalare eventuali discriminazioni in tema di barriere architettoniche attraverso la App gratuita “No barriere“, rientrante nel progetto “Soccorso civile per l’eliminazione delle barriere architettoniche” volto ancora una volta a sostenere l’affermazione della battaglia organizzata e le speranze di tutti i gruppi di malati, medici, ricercatori e cittadini che si oppongono alle leggi proibizioniste sulla scienza.

Grazie ancora per l’attenzione,
Marco Gentili

P.S. Per il Nomenclatore Tariffario, ma non solo, riguardatevi la Commissione Disabilità di ieri o aspettate di che sul sito dell’Associazione venga caricata la mozione generale che ci sprona ad ulteriori azioni in tal senso.

02
ott 2016
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