Marco Gentili per l'Associazione Coscioni

02/09/16 40^ Congresso Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito

                                               

 

Salve a tutti,

dopo cinque anni sono nuovamente qui ed oggi in veste di Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente del Partito Radicale. Intervengo nonostante ci sia stato precluso, come Associazione, sia prima che dopo l’invio della convocazione dell’8 luglio, il coinvolgimento nel lavoro politico di preparazione di questo Congresso.

Già questo denota una condizione fragile e labile del Partito Radicale che, ahimè, è stata creata e alimentata durante gli ultimi anni di vita del leone bianco. Una condizione che sembra essere paragonabile alla crisi dei nostri tempi, decantata dai più come mera crisi economica ma in realtà frutto di un forte decadimento valoriale a più livelli. Tale fragilità è la motivazione principale che ci richiama tutti in questo confronto congressuale e spero vivamente che proprio dal confronto e dal dialogo possano nascere prospettive unificanti e non disgreganti, quelle che la stessa storia radicale ci ha insegnato e ci insegna a sperimentare.

Da sempre la galassia radicale si caratterizza per essere un mondo strutturato ed articolato di associazioni, movimenti e singole persone che hanno contribuito fortemente a vincere le battaglie del Partito Radicale, pagando sempre lo scotto di umiliazioni e denigrazioni. Ancora oggi il Partito Radicale continua a fare i conti con una realtà politica – con una democrazia reale, direbbe colui che è venuto a mancare alle 14 del 19 maggio - appesantita dai giochi di potere e dalla sempre più scarsa forza ideale, motore dei tempi d’oro della politica italiana. Obiettivi a breve termine e partecipazione dei cittadini alla vita politica ridotta ai minimi storici sono le ferite più profonde che il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Trans-partito ha visto scavarsi nel tessuto socio-economico italiano e internazionale.

Quando la politica non è vigile, soprattutto alle dinamiche di lungo periodo, e il cittadino non è consapevole, si dà adito ad un binomio pericoloso che rende possibili violazioni gravissime del comune corredo giuridico, costitutivo della vita civile nelle aree del mondo occidentale e indirettamente nelle aree del mondo “non occidentale”; tali violazioni colpiscono l’autentica democrazia politica e producono l’aumento dei conflitti e della povertà diffusa. Sono questi a mio avviso i contenuti del nostro Congresso e non altri: il sottoscritto non vorrebbe dibattere del pericolo di scissioni interne, bensì dell’impellenza di un’azione politica capace di riportare la vita degli Stati democratici all’altezza dei valori ispiratori e delle norme con essi coerenti, in un ripristinato quadro di costituzionalità interna e internazionale.

L’eredità che ci hanno lasciato Marco Pannella e altri volti meno noti della galassia radicale ma altrettanto preponderanti, se di eredità volete parlare, sta nel riprogettare una legalità democratica tendenzialmente universale. Per farlo abbiamo bisogno di ri-alimentare un sistema serio della formazione intellettuale aperto a tutti e rafforzare gli strumenti di diffusione delle informazioni come azione preliminare all’affermazione del diritto. E allora torniamo ad unire le forze sulla sostanza, a partire da basi contenutistiche sempre comuni.

In primis il diritto alla libertà di ricerca scientifica. Non credo che in questo contesto serva esporre le ragioni della battaglia a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali che Luca Coscioni aveva inaugurato grazie proprio al Partito Radicale ma più che mai è necessario ricordare che i contenuti di questa battaglia sono così radicali nella loro sostanza che rappresentano un vero patrimonio comune su cui abbiamo il dovere di continuare a lavorare tutti insieme, soprattutto a partire da Ginevra, nella data del prossimo 20 settembre, dove sarà presentato il Primo Rapporto sulla Costa Rica. Da qui ribadisco il carattere transnazionale di molte battaglie politiche del Partito Radicale e dei suoi soggetti costituenti che a mio avviso va rafforzato nella convinzione, tanto avvalorata dal nostro Pannella, che per capire il micro va compreso prima il macro. Dunque, sul piano della libertà di ricerca scientifica, guardiamo al futuro consapevoli sì degli ostacoli ma anche dei traguardi e se pensiamo al mondo anglosassone, ce ne sono molti prossimi ad essere tagliati. Come ben saprete in questi paesi la sperimentazione clinica avanza e sta ottenendo meravigliosi risultati nella cura, ad esempio, della cecità da danni alla retina e nella cura del Parkinson. Come Partito Radicale dobbiamo essere fieri di essere porta-voci di queste battaglie di civiltà. Ultimo vanto per tutti noi è la Petizione al Parlamento italiano attraverso la quale si sta chiedendo al governo di abolire il divieto di fare ricerca sulle cellule staminali embrionali previsto dalla legge 40 e, cosa ancora più semplice, continuare a chiedere una deroga rispetto all’utilizzo di quelli crio-conservati perché in surplus. Alcuni di essi, danneggiati, potrebbero essere fondamentali per azioni di ricerca preventiva; altri, in stato di buona salute ma non più utilizzati, potrebbero essere donati a donne che purtroppo, per gravi malattie o per infertilità genetica, non possono beneficiare della capacità riproduttiva.

Tutto ciò ci ricorda che abbiamo ancora un universo di conoscenze e buone prassi da trasferire al mondo. Come non menzionare tutti i dibattiti, purtroppo in Italia spesso imbavagliati, sul fine vita e in particolar modo sull’eutanasia legale nata nel nostro paese con Piergiorgio Welby. Altro nome che, dopo Luca appartiene alle storie che non possono essere biodegradabili.

Questa plenaria ricordi – in coro – al Tesoriere (uscente) Maurizio Turco, visto che le procedure carcerarie e i mezzi informatici non mi consentono facilmente l’interlocuzione – ieri, oggi e domani – che il paragone – per ben due volte utilizzato ieri – di “poveretto” per Luca Coscioni non è da Stato di Diritto. L’etimologia del suddetto termine  esprime compatimento, senso di carità e di partecipazione al dolore e alle sciagure altrui. La sciagura o (meglio fato) che ha investito la sua persona non ha nulla a che vedere con il pietismo o carità. La sua Storia non è autocommiserazione ma autodeterminazione progressista che, spiace dirlo, il Signor Turco non sa neanche dove stia di cella. Usi altri termini se deve proprio utilizzarli.

Rispetto a ciò la nostra radicalità sta nel cercare costantemente di portare il dibattito nelle istituzioni e dalle istituzioni al centro della società. Attualmente la proposta di legge popolare sull’eutanasia legale con i vari atti correlati è bloccata in Parlamento presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e ciò richiede una nostra quotidiana attenzione per evitare che mere logiche di potere prevalgano sul diritto della società a conoscere le ragioni a favore e contro tali questioni. Abbiamo avuto prova del fatto che il proibizionismo è vissuto dai più come un “incentivo a fare” e dunque lottiamo per sdoganare i dogmi e ascoltiamo l’evoluzione civile della società. Ed ancora, la campagna Legalizziamo sull’uso regolato della Cannabis è un esempio in corso di grande sensibilizzazione alla conoscenza, i cui contenuti abbiamo intenzione di mobilitare attraverso una riforma delle politiche Onu e dell’Europa in materia di droghe, rafforzando la partecipazione alle sessioni di Vienna e New York, continuando a promuovere documenti coordinati con decine di ONG americane ed influenzando la posizione italiana all’Onu.

C’è infine un tema, iscritto nel nucleo originario del Partito, che nessuno qui dentro può arrogarsi il diritto di rinnegare ed è quello legato ai principi dello Stato di diritto. Non passa quasi giorno in cui sui giornali italiani non compaiano denunce di gravi lesioni di questi princìpi e gli appelli allo Stato di diritto sono continui. Appelli fatti per denunciare le leggi che la maggioranza di governo vuole imporre per interferire nei processi di legislatura in corso o per sostenere che, all’opposto, sia il comportamento della magistratura ad offendere il principio di legalità e di divisione dei poteri. Gli avvocati scioperano in nome dello Stato di Diritto e lo fanno anche i magistrati: ecco perché le loro richieste sono sempre più in conflitto, pensiamo al caso specifico del’istituto giuridico della prescrizione che solo in Italia grava pesantemente su tutto il sistema della giustizia. Altrettanto, per continuare nell’elenco, fanno i giornalisti e i dipendenti della televisione pubblica che vedono spesso leso il diritto di imparzialità e trasparenza ma poi si ritrovano a fare i conti con regolamenti sulla privacy insormontabili; e ancora, quando la polizia picchia i dimostranti è lo Stato di diritto a restarne offeso, ma lo stesso Stato di diritto si lamenta quando i poliziotti vengono incriminati e processati. Allora perché ad esempio non spingiamo avanti una campagna politica affinchè, come avviene in altri paesi europei, le forze dell’ordine abbiano un codice identificativo? Perchè, invece di pensare alle scissioni interne, non ci incazziamo, in nome ad esempio di Giulio Regeni, Stefano Cucchi ed Aldo Bianzino, sul fatto che ancora il nostro paese non riconosce il reato di tortura? 

Ed infine, altre due domande: cosa pensano i radicali sui comportamenti rapaci del fisco che ledono lo Stato di diritto ma al tempo stesso sugli atteggiamenti di condono in più ambiti?

Cosa pensano i radicali sulla tragedia del terremoto, visto che il nostro Stato trascura il fatto che l’assetto geologico del territorio nazionale e il panorama edilizio sono due enormi fragilità?

Di fronte a queste amebe politiche, è bene che il Partito Radicale torni a mettere nero su bianco e ad esercitare la propria mission attraverso l’elaborazione di un manifesto dello Stato di diritto che a partire da questo Congresso può e deve ri-promuovere.  

Nonostante la rassegnazione di fondo dovuta all’andamento delle ultime stagioni politiche, credo ancora che debba essere la Politica radicale (tutta) a provvedere a rinsaldare questi principi. Qualcosa dello Stato di diritto in questo gorgo politico dei nostri tempi rischia di perdersi, se non si trova il modo di garantire un apprezzabile grado di indipendenza e di pluralismo nell’informazione e nell’azione.

Grazie per l’ascolto e buon lavoro congressuale a tutti.

2 Risposte a “02/09/16 40^ Congresso Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito”

  1. Alessandro Renzi scrive:

    Ho ascoltato con estremo piacere il tuo intervento al Congresso del Partito Radicale di ieri 2 Settembre 2016. Condivido ogni tua parola e sono contento di far parte di un’Associazione in cui tu sei Co-Presidente. Ti sono grato, in particolare, del richiamo al terremoto, non perché io sia stato direttamente coinvolto in quell’evento, ma perché ritengo che il Partito Radicale deve proporsi come una voce razionale per indicare soluzioni anche ai problemi ai quali nessun partito vuole affrontare. Soluzioni che possono essere indigeste, ma che hanno bisogno di qualcuno che ne dia voce e diffusione. Sopratutto in un periodo storico in cui la razionalità ha ceduto il passo al “pensiero magico”. Spero di incontrarti a Napoli per il Congresso dell’Associazione Luca Coscioni.

  2. Fabrizio Pesoli scrive:

    Caro Marco, apprezzo e condivido il tuo intervento sia nel tono che nei contenuti, senza riserve direi.
    Mi ritrovo anche nel documento pre-congressuale di Gianfranco Spadaccia, che con lucidità individua
    alcuni snodi critici del percorso accidentato che ha, ahimè, opposto il Partito Radicale e Radicali Italiani
    in questi ultimi tempi.
    Purtroppo non ho potuto partecipare ai lavori del 40^ Congresso a Rebibbia, che ho seguito, come ho potuto,
    su Radio Radicale. Non ne conosco ancora gli esiti, sui quali mi informerò nelle prossime ore, comunque
    se fossi stato lì avrei votato a favore dell’emendamento Cappato.
    Credo che mai come oggi sia necessario, tra noi compagni radicali, lo sforzo di ascoltare e comprendere le
    ragioni dell’altro per – se è il caso – emendarle, appunto, e mai ‘abrogarle’. Dividersi, ‘scindersi’, difendere il
    proprio orticello in modo identitario (proprio noi!) sarebbe un tragico e meschino errore.
    Finora non ci siamo mai incontrati (anche se ti ho visto sul palco di Piazza Navona ai funerali di Marco) ma
    credo che nel prossimo futuro succederà. Un caro abbraccio, Fabrizio Pesoli

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