Marco Gentili per l'Associazione Coscioni

20/09/16 Lavori preparatori Congresso Mondiale per la Libertà di Ricerca Scientifica

Buonasera e grazie per la parola.

Ogni volta che prendo parte, direttamente o tramite collegamento Skype a questo tipo di incontri, mi viene la pelle d’oca ad ascoltare gli interventi dei relatori, specialmente di coloro che, essendo medici specialisti o ricercatori, trasferiscono la realtà delle cose con quella semplicità che in questo mondo così complesso è davvero raro ascoltare.

Recentemente ho riascoltato la prima giornata di sessioni del Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, tenutasi il 7 luglio 2016 a Roma e aggiungo che l’ho riascoltata dopo una brutta caduta che ho fatto e che mi aveva particolarmente buttato giù di animo. In quella giornata intrisa di un sentimento di impotenza amplificato, ho seguito di nuovo l’intervento del Prof. Giuseppe Remuzzi che già mi aveva colpito in maniera totale. A partire dal suo intervento, riformulo le domande che oggi costituiscono il motivo portante del nostro dibattito: perché la politica non dà attenzione al potenziale della scienza? Perchè è così difficile creare un’alleanza tra Scienza e Politica a favore di migliori livelli di benessere, salute e cura per il genere umano?

Arduo è l’impegno che gli scienziati sono chiamati a portare avanti per trasferire alla politica e alla società le potenzialità della ricerca scientifica; allo stesso tempo forte deve mantenersi la corazza delle persone che già colpite come me da una malattia invalidante, devono subire un retroterra culturale avallato da una politica che “stenta a capire“, o che il più delle volte “fa finta di non capire“.

Bene, a chi argomenta contro le frontiere della medicina rigenerativa, ribadisco che non esiste una persona al mondo che, colpita da una malattia, direbbe di no ad una possibile soluzione di miglioramento. Ribadisco allo stesso modo che non esiste nessun famigliare al mondo, che posto di fronte ad una azione correttiva di una tara genetica, si rifiuterebbe di procedere con essa. Per la mia disabilità, dovuta ad una patologia genetica che porta il nome “Sclerosi Amiotrofica Laterale Familiare”, abbiamo e ho investito risorse personali, emotive, temporali, materiali ed economiche. Lo stesso hanno fatto e fanno milioni di famiglie e persone che non si arrendono all’impatto devastante di tante malattie. Soprattutto per questo mi colloco tra i tanti promotori della battaglia a favore della libertà di ricerca scientifica inaugurata da Luca Coscioni. Solo la Scienza ha la possibilità di ridurre, e forse un giorno eliminare, tutti i costi che vi ho appena elencato.

Oggi, mi spiace vedere come il dialogo rispettivamente tra scienza e politica e tra scienza e cittadini sia sempre meno incentivato e sviluppato. Nonostante i vantaggi che tutto il mondo web ha apportato a livello informativo sulla società, ancora il gap da colmare è enorme. Come Associazione Luca Coscioni stiamo facendo il possibile per far maturare una consapevolezza maggiore tra i cittadini e una coscienza più critica; in questi anni abbiamo lavorato molto su questa opera di sensibilizzazione, ponendo l’accento sul fatto che la conoscenza scientifica, resta, nonostante tutto, il più efficace strumento per affrontare il mondo che ci circonda e che soprattutto detiene una dimensione sociale ed etica che aspetta solo di essere riconosciuta.

Ci rendiamo tutti conto che la scienza non è uno strumento perfetto di conoscenza. È però l’unico che abbiamo. Da questo punto di vista è come la democrazia. E con la democrazia condivide un valore fondamentale, la libertà. La ricerca scientifica deve infatti nutrirsi di libero scambio di idee: i suoi valori sono antitetici alla segretezza e alle forzature dovute al potere che le scoperte scientifiche possono dare a chi le utilizzi per primo. Sia la scienza che la democrazia incoraggiano inoltre opinioni non convenzionali e un dibattito vigoroso. Entrambe richiedono capacità di ragionare, argomentazione coerente, standard rigorosi di dimostrazione e onestà. La scienza è il modo per smascherare il bluff di coloro che fanno finta di sapere. Quindi la sua azione va incentivata con coraggio.

Sempre più, i dati ci dicono che l’Italia è da tempo intrappolata nell’illusione che sia possibile perseguire uno sviluppo senza ricerca. Questa è una trappola che inganna molti e frena gli investimenti.

Purtroppo i media tendono a trasferire informazioni soprattutto legate ai pericoli e agli aspetti negativi delle innovazioni scientifiche spesso amplificandoli oltre il ragionevole. Lo stesso termine gene editing risuona come un processo manipolatorio sulla maggioranza dell’opinione pubblica ed è chiaro che senza una solida base informativa viene dai più ostracizzato. Ecco perchè diviene fondamentale investire su questa alleanza tra Politica e Scienza, affinchè la classe politica a più livelli sia formata a formare la collettività.

L’impegno che come Associazione portiamo avanti cerca da un lato di istruire il popolo italiano, dall’altro difende le cause di chi ritiene che l’assistenza personale autogestita e l’affermazione dei diritti umani, civili e politici delle persone malate e disabili, anche nelle scelte di fine vita, siano valori imprescindibili dell’esistenza. 

Come Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni rinnovo dunque il mio impegno personale a favore della libertà di ricerca scientifica e del principio di autodeterminazione; per questo sono disposto a metterci la mia faccia, il mio tempo, le mie competenze, la mia esperienza sulla pelle, affinchè il tanto e troppo “subire” possa servire ad una causa nobile. 

Ancora grazie a voi tutti.

Buon proseguimento.

Marco Gentili

21
set 2016
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02/09/16 40^ Congresso Partito Radicale Nonviolento Transnazionale e Transpartito

                                               

 

Salve a tutti,

dopo cinque anni sono nuovamente qui ed oggi in veste di Co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente del Partito Radicale. Intervengo nonostante ci sia stato precluso, come Associazione, sia prima che dopo l’invio della convocazione dell’8 luglio, il coinvolgimento nel lavoro politico di preparazione di questo Congresso.

Già questo denota una condizione fragile e labile del Partito Radicale che, ahimè, è stata creata e alimentata durante gli ultimi anni di vita del leone bianco. Una condizione che sembra essere paragonabile alla crisi dei nostri tempi, decantata dai più come mera crisi economica ma in realtà frutto di un forte decadimento valoriale a più livelli. Tale fragilità è la motivazione principale che ci richiama tutti in questo confronto congressuale e spero vivamente che proprio dal confronto e dal dialogo possano nascere prospettive unificanti e non disgreganti, quelle che la stessa storia radicale ci ha insegnato e ci insegna a sperimentare.

Da sempre la galassia radicale si caratterizza per essere un mondo strutturato ed articolato di associazioni, movimenti e singole persone che hanno contribuito fortemente a vincere le battaglie del Partito Radicale, pagando sempre lo scotto di umiliazioni e denigrazioni. Ancora oggi il Partito Radicale continua a fare i conti con una realtà politica – con una democrazia reale, direbbe colui che è venuto a mancare alle 14 del 19 maggio - appesantita dai giochi di potere e dalla sempre più scarsa forza ideale, motore dei tempi d’oro della politica italiana. Obiettivi a breve termine e partecipazione dei cittadini alla vita politica ridotta ai minimi storici sono le ferite più profonde che il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Trans-partito ha visto scavarsi nel tessuto socio-economico italiano e internazionale.

Quando la politica non è vigile, soprattutto alle dinamiche di lungo periodo, e il cittadino non è consapevole, si dà adito ad un binomio pericoloso che rende possibili violazioni gravissime del comune corredo giuridico, costitutivo della vita civile nelle aree del mondo occidentale e indirettamente nelle aree del mondo “non occidentale”; tali violazioni colpiscono l’autentica democrazia politica e producono l’aumento dei conflitti e della povertà diffusa. Sono questi a mio avviso i contenuti del nostro Congresso e non altri: il sottoscritto non vorrebbe dibattere del pericolo di scissioni interne, bensì dell’impellenza di un’azione politica capace di riportare la vita degli Stati democratici all’altezza dei valori ispiratori e delle norme con essi coerenti, in un ripristinato quadro di costituzionalità interna e internazionale.

L’eredità che ci hanno lasciato Marco Pannella e altri volti meno noti della galassia radicale ma altrettanto preponderanti, se di eredità volete parlare, sta nel riprogettare una legalità democratica tendenzialmente universale. Per farlo abbiamo bisogno di ri-alimentare un sistema serio della formazione intellettuale aperto a tutti e rafforzare gli strumenti di diffusione delle informazioni come azione preliminare all’affermazione del diritto. E allora torniamo ad unire le forze sulla sostanza, a partire da basi contenutistiche sempre comuni.

In primis il diritto alla libertà di ricerca scientifica. Non credo che in questo contesto serva esporre le ragioni della battaglia a favore della ricerca sulle cellule staminali embrionali che Luca Coscioni aveva inaugurato grazie proprio al Partito Radicale ma più che mai è necessario ricordare che i contenuti di questa battaglia sono così radicali nella loro sostanza che rappresentano un vero patrimonio comune su cui abbiamo il dovere di continuare a lavorare tutti insieme, soprattutto a partire da Ginevra, nella data del prossimo 20 settembre, dove sarà presentato il Primo Rapporto sulla Costa Rica. Da qui ribadisco il carattere transnazionale di molte battaglie politiche del Partito Radicale e dei suoi soggetti costituenti che a mio avviso va rafforzato nella convinzione, tanto avvalorata dal nostro Pannella, che per capire il micro va compreso prima il macro. Dunque, sul piano della libertà di ricerca scientifica, guardiamo al futuro consapevoli sì degli ostacoli ma anche dei traguardi e se pensiamo al mondo anglosassone, ce ne sono molti prossimi ad essere tagliati. Come ben saprete in questi paesi la sperimentazione clinica avanza e sta ottenendo meravigliosi risultati nella cura, ad esempio, della cecità da danni alla retina e nella cura del Parkinson. Come Partito Radicale dobbiamo essere fieri di essere porta-voci di queste battaglie di civiltà. Ultimo vanto per tutti noi è la Petizione al Parlamento italiano attraverso la quale si sta chiedendo al governo di abolire il divieto di fare ricerca sulle cellule staminali embrionali previsto dalla legge 40 e, cosa ancora più semplice, continuare a chiedere una deroga rispetto all’utilizzo di quelli crio-conservati perché in surplus. Alcuni di essi, danneggiati, potrebbero essere fondamentali per azioni di ricerca preventiva; altri, in stato di buona salute ma non più utilizzati, potrebbero essere donati a donne che purtroppo, per gravi malattie o per infertilità genetica, non possono beneficiare della capacità riproduttiva.

Tutto ciò ci ricorda che abbiamo ancora un universo di conoscenze e buone prassi da trasferire al mondo. Come non menzionare tutti i dibattiti, purtroppo in Italia spesso imbavagliati, sul fine vita e in particolar modo sull’eutanasia legale nata nel nostro paese con Piergiorgio Welby. Altro nome che, dopo Luca appartiene alle storie che non possono essere biodegradabili.

Questa plenaria ricordi – in coro – al Tesoriere (uscente) Maurizio Turco, visto che le procedure carcerarie e i mezzi informatici non mi consentono facilmente l’interlocuzione – ieri, oggi e domani – che il paragone – per ben due volte utilizzato ieri – di “poveretto” per Luca Coscioni non è da Stato di Diritto. L’etimologia del suddetto termine  esprime compatimento, senso di carità e di partecipazione al dolore e alle sciagure altrui. La sciagura o (meglio fato) che ha investito la sua persona non ha nulla a che vedere con il pietismo o carità. La sua Storia non è autocommiserazione ma autodeterminazione progressista che, spiace dirlo, il Signor Turco non sa neanche dove stia di cella. Usi altri termini se deve proprio utilizzarli.

Rispetto a ciò la nostra radicalità sta nel cercare costantemente di portare il dibattito nelle istituzioni e dalle istituzioni al centro della società. Attualmente la proposta di legge popolare sull’eutanasia legale con i vari atti correlati è bloccata in Parlamento presso la Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati e ciò richiede una nostra quotidiana attenzione per evitare che mere logiche di potere prevalgano sul diritto della società a conoscere le ragioni a favore e contro tali questioni. Abbiamo avuto prova del fatto che il proibizionismo è vissuto dai più come un “incentivo a fare” e dunque lottiamo per sdoganare i dogmi e ascoltiamo l’evoluzione civile della società. Ed ancora, la campagna Legalizziamo sull’uso regolato della Cannabis è un esempio in corso di grande sensibilizzazione alla conoscenza, i cui contenuti abbiamo intenzione di mobilitare attraverso una riforma delle politiche Onu e dell’Europa in materia di droghe, rafforzando la partecipazione alle sessioni di Vienna e New York, continuando a promuovere documenti coordinati con decine di ONG americane ed influenzando la posizione italiana all’Onu.

C’è infine un tema, iscritto nel nucleo originario del Partito, che nessuno qui dentro può arrogarsi il diritto di rinnegare ed è quello legato ai principi dello Stato di diritto. Non passa quasi giorno in cui sui giornali italiani non compaiano denunce di gravi lesioni di questi princìpi e gli appelli allo Stato di diritto sono continui. Appelli fatti per denunciare le leggi che la maggioranza di governo vuole imporre per interferire nei processi di legislatura in corso o per sostenere che, all’opposto, sia il comportamento della magistratura ad offendere il principio di legalità e di divisione dei poteri. Gli avvocati scioperano in nome dello Stato di Diritto e lo fanno anche i magistrati: ecco perché le loro richieste sono sempre più in conflitto, pensiamo al caso specifico del’istituto giuridico della prescrizione che solo in Italia grava pesantemente su tutto il sistema della giustizia. Altrettanto, per continuare nell’elenco, fanno i giornalisti e i dipendenti della televisione pubblica che vedono spesso leso il diritto di imparzialità e trasparenza ma poi si ritrovano a fare i conti con regolamenti sulla privacy insormontabili; e ancora, quando la polizia picchia i dimostranti è lo Stato di diritto a restarne offeso, ma lo stesso Stato di diritto si lamenta quando i poliziotti vengono incriminati e processati. Allora perché ad esempio non spingiamo avanti una campagna politica affinchè, come avviene in altri paesi europei, le forze dell’ordine abbiano un codice identificativo? Perchè, invece di pensare alle scissioni interne, non ci incazziamo, in nome ad esempio di Giulio Regeni, Stefano Cucchi ed Aldo Bianzino, sul fatto che ancora il nostro paese non riconosce il reato di tortura? 

Ed infine, altre due domande: cosa pensano i radicali sui comportamenti rapaci del fisco che ledono lo Stato di diritto ma al tempo stesso sugli atteggiamenti di condono in più ambiti?

Cosa pensano i radicali sulla tragedia del terremoto, visto che il nostro Stato trascura il fatto che l’assetto geologico del territorio nazionale e il panorama edilizio sono due enormi fragilità?

Di fronte a queste amebe politiche, è bene che il Partito Radicale torni a mettere nero su bianco e ad esercitare la propria mission attraverso l’elaborazione di un manifesto dello Stato di diritto che a partire da questo Congresso può e deve ri-promuovere.  

Nonostante la rassegnazione di fondo dovuta all’andamento delle ultime stagioni politiche, credo ancora che debba essere la Politica radicale (tutta) a provvedere a rinsaldare questi principi. Qualcosa dello Stato di diritto in questo gorgo politico dei nostri tempi rischia di perdersi, se non si trova il modo di garantire un apprezzabile grado di indipendenza e di pluralismo nell’informazione e nell’azione.

Grazie per l’ascolto e buon lavoro congressuale a tutti.

02
set 2016
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