Marco Gentili per l'Associazione Coscioni

7 e 8 Luglio 2016 – Consiglio generale allargato

Bentrovati coscioniani e coscioniane,

dopo l’Assemblea del Partito Radicale di Teramo del 25 giugno e 26 giugno, come incipit è necessario e pregnante un dibattito, un confronto, una discussione e una presa di posizione fondamentale per la vita dell’Associazione Luca Coscioni, soggetto costituente del Partito Radicale. Veniamo dunque alla questione tanto discussa relativa al futuro prossimo di questo partito.

Parlare di scissione al nostro interno, oltre a quanto è stato già espresso da Marco e Filomena all’Assemblea di Teramo, ribadiamolo, non è possibile né secondo Statuto, nè secondo i valori su cui quello Statuto poggia. Un’operazione di questa portata rischierebbe di moncare piedi e mani al Partito Radicale Non violento, Transnazionale e Transpartito perché quanto fino ad oggi ha caratterizzato l’animo di questo partito è stato costruito con il concorso di tutti i soggetti costituenti che hanno creduto nei valori fondanti dello Statuto che a sua volta fa invidia alla maggioranza dei soggetti partitici in Italia e all’estero. Aggiungo che per la sua impostazione e per i suoi contenuti dovrebbe essere oggetto di esame nelle materie di diritto.

Lo Statuto del Partito Radicale, ricordiamolo bene a chi oggi fa ipotesi di separazione o di scissione, ispirandosi da sempre al partito laburista britannico, dà forma istituzionale a una intuizione che anni fa, in sede di movimento universitario, auspicava – quale strumento di valida opposizione alla dominante Democrazia Cristiana – non la “unità delle forze laiche” ma la “unità laica delle forze”: quelle forze che, secondo i nuovi radicali, avrebbero dovuto incontrarsi operativamente in questa unità laica e che potevano essere associazioni tematiche, territoriali, culturali, laiche oppure cattoliche e di credenti, ma anche veri e propri partiti o soggetti politici (e sindacali) non radicali.

Fin dall’istituzione del partito nel 1967, la formula del congresso annuale è stata sempre vincente. Quella formula, in base alla quale si delibera con una solida e larga maggioranza solo su una o alcune pochissime iniziative, è ancor oggi, in un contesto sicuramente diverso da quello nel quale lo Statuto radicale venne elaborato e approvato, il solo valido tentativo, o sforzo, di raccogliere su un programma comune le forze di tutti gli iscritti. Ma ciò che non condivido sono le tempistiche con cui quest’anno il Congresso si richiede, tempistiche che non permetterebbero di sviluppare adeguatamente i contenuti e gli obiettivi congressuali.

Vogliono fare il Congresso del Partito in carcere? Facciano pure, mi spiace solo non poter portare le arance. Non sono di stagione ad Agosto, al massimo porteremo loro il cocco, sarà bello è pure fresco! Per il resto, quello che sarà, personalmente ancora non posso prevederlo, anche perché, dicono a Roma, cioè qui, “troppi galli a cantà nun se fa mai giorno“. Quello che però auspico è che non si perda troppo tempo dietro a mere lotte di potere (data l’eredità lasciataci da Pannella) e ci si concentri sempre di più sugli obiettivi e sui contenuti politici, siano essi nazionali, europei e internazionali, senza tralasciare il valore aggiunto che una tra le meno nominate in questa fase politica può invece apportare per il rilancio del Partito stesso: Emma Bonino.

A proposito di obiettivi e contenuti, spostando il focus sull’impegno della nostra Associazione in ambito italiano, mi preme aggiornarvi sull’incontro avvenuto l’8 giugno 2016 presso Piazzale Giulio Pastore con il Dr. Umberto Andreini, medico coordinatore del Sindacato CISAL Inail e il Dr. Giovanni Cortese, responsabile della medicina riabilitativa INAIL e membro SIMFER (società dei medici riabilitatori), sulla questione del Nomenclatore Tariffario. Eravamo presenti io e Maria Teresa Agati ed entrambi abbiamo dedotto che da parte di questi rappresentanti INAIL c’è la ferma volontà di collaborare con noi per la messa a regime di un sistema di repertorio informatico degli ausili simile a quello che loro già utilizzano per rispondere ai bisogni degli invalidi da lavoro. La proposta di collaborazione è ancora tutta da vagliare ma sarà un buon segnale per far capire al Governo che avere un Nomenclatore aggiornato, efficace e fruibile dal web è interesse di molti, non solo dell’Associazione Luca Coscioni.

Chiuso l’aggiornamento sull’incontro con l’INAIL, voglio proseguire condividendo con voi altre questioni di pari importanza:

  1. la riduzione dei livelli di tutela delle persone con disabilità a livello famigliare, in ambito scolastico e in ambito professionale dopo le riforme renziane sul “Dopo di Noi” (legge 22 giugno 2016, n. 112), sulla “Buona Scuola” (legge 13 luglio 2015, n. 107) e sul lavoro (Jobs Act - legge 10 dicembre 2014 n. 183);
  2. la questione del rispetto della salute e dunque del benessere psico-fisico delle persone con disabilità nel diritto aereo internazionale;
  3. la questione del PEBA a partire dal caso di Tarquinia.

Rispetto alla legge sul “Dopo di Noi”, dopo averla approfondita personalmente e malgrado le buone intenzioni del Parlamento, vi dico che:

  • si fa un abuso scellerato del concetto di “vita indipendente”, pensando che risuoni in tutti i casi come un obiettivo nobile; in realtà “la vita indipendente dai genitori e dalla famiglia”, che loro prefigurano, è una vita rinchiusa in uno spazio sconosciuto e che di “famigliare”, nella maggior parte dei casi, non ha nulla;
  • affronta il problema del “Dopo di Noi” essenzialmente con agevolazioni fiscali e vincoli patrimoniali a favore di fondazioni, onlus, terzo settore e altri soggetti filantropici, invece di incentivare la vita in casa propria;
  • riduce e sminuisce il ruolo che potrebbero svolgere altre figure famigliari come i fratelli, che invece, secondo il Codice civile detengono responsabilità, diritti e doveri verso i fratelli e/o parenti con disagio;
  • non accenna per nulla all’Universal Design che invece incentiverebbe di molto la vita indipendente. E queste sono solo alcune, grandi e palesi, lacune che ho rintracciato.

Con la stessa determinazione, mi faccio portavoce dello stato a perdere in cui continua a versare la scuola italiana. La falsa stabilizzazione del precariato e le nuove leve assunte tramite concorsoni “pigliatutto” hanno creato un marasma che sta togliendo continuità e competenza ai programmi di assistenza scolastica che dovrebbero invece favorire il diritto allo studio degli alunni con disabilità. La poco precedente Riforma delle province ha contribuito ad un ulteriore caos nell’attribuzione di competenze agli enti pubblici in materia di trasporto scolastico dei disabili (concesso tra l’altro solo fino al compimento dei 16 anni di età) e di abbattimento delle barriere architettoniche nelle scuole stesse. Senza parlare dei livelli di discriminazione sempre più evidenti in tema di gite scolastiche. Perdonate il lungo elenco ma sono temi che non posso non accennare.

Non posso risparmiarmi nemmeno sul Jobs Act che in relazione alla vita delle persone con disabilità che sono in cerca di occupazione o sulla vita degli stessi invalidati da lavoro, ha introdotto un cambiamento incondivisibile: la formula della chiamata numerica è stata sostituita da quella nominativa. In breve l’impresa sceglie la persona disabile più adatta e meno compromessa, dato che non vi è più l’obbligo di fare riferimento alle liste degli uffici dei centri per l’impiego della zona, ulteriore elemento di discriminazione, ulteriore mazzata all’equità e al diritto. E qui, tornando allo Statuto del Partito Radicale, si potrebbe dialogare anche con la CGIL.

Rispetto al diritto, oggi trascurato, delle persone con disabilità di viaggiare in aereo in condizioni posturali adeguate e quindi usufruendo della propria carrozzina personalizzata (non smontabile), invece sono davvero deciso a perseguire una campagna di sensibilizzazione che porti all’attenzione delle compagnie aeree questa problematica. Sfido chiunque a fare un viaggio in aereo senza il supporto di uno strumento che per alcune persone è vitale. Si potrebbe innanzitutto lanciare una petizione internazionale multilingue (i canali li sceglieremo successivamente); in secondo luogo potremmo scrivere una lettera (tradotta in base alla destinazione) a tutte le compagnie aeree e in terzo luogo sfruttare la posizione strategica di una postazione nel cuore del Parlamento europeo, cioè uno studio multimediale, VoxBox, che offre assistenza e visibilità a giornalisti radio o web nella registrazione e trasmissione diretta di programmi ad alto contenuto informativo e al contempo lanciare un’interrogazione al Parlamento europeo stesso.

Concludo, e mi taccio, spendendo due parole sullo stato di avanzamento del PEBA a Tarquinia. Sono stati ultimati i rilievi sul campo e così sono state concluse le prime due fasi di redazione del Piano. Rimangono ancora da farsi: la stima dei costi per la realizzazione effettiva degli interventi e la definizione delle tempistiche per la loro attuazione, aspetti ovviamente cruciali. Nonostante l’impegno che ha connotato questa prima fase di lavori, la realizzazione del PEBA a Tarquinia permane ancora un tour de force e ad oggi, anche in vista delle imminenti elezioni amministrative, nessuno, nemmeno il sottoscritto sa che tempistiche sarà necessario attendere per il suo complessivo compimento.

Auspicando il proseguimento dei lavori sul fronte dell’abbattimento delle barriere architettoniche, esprimo il piacere nell’aver appreso che il prossimo Congresso Coscioni sarà tenuto a Napoli. Avremo dunque la possibilità di utilizzare lo slogan che avevo già condiviso con voi: “Il PEBA più bistrattato anche nei peggiori abusi edilizi di Napoli“, che riprende il motto della Pampero.

Tutte le problematiche passate in rassegna, anche quelle che per tempi non ho toccato, come il caso di Max Fanelli che, immobilizzato nel suo letto ancora aspetta risposte, pesano come macigni sulla vita di migliaia di persone. Se solo le politiche tutte, a livello micro e macro, comprendessero l’essenzialità della ricerca scientifica anche sulle staminali embrionali, l’umanità (forse) potrebbe prevenire alla fonte il manifestarsi di questa serie innumerevole di malattie e dunque di disagi quotidiani che a sua volta le Nazioni europee devono gestire a fatica con capitoli di spesa importanti: i dati ISTAT 2014, che vedono l’Italia al 7° posto, per l’inclusione e la disabilità dovrebbero farci molto riflettere. Dunque, e riprendo una frase ormai famosa, agiamo per prevenire e non per curare.

Per questo, mi rivolgo anche ad Enrico Letta che ha ricevuto da poco l’onore di guidare l’Istituto Jacques Delors, il think tank europeo fondato 20 anni fa dall’ex presidente della Commissione Europea. Che possa farsi portavoce e sottoscrivere un bisogno che anche a livello europeo necessita di risposte concrete.

Saluti a tutti,
il vostro co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni,
Marco Gentili

08
lug 2016
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