Marco Gentili per l'Associazione Coscioni

26/09/14 Intervento XII Congresso Associazione

Salve a tutti voi e benvenuti al dodicesimo Congresso dell’Associazione Luca Coscioni, un appuntamento che dal 2002, anno della sua fondazione, rappresenta “il luogo e il tempo” in cui si riuniscono tutte le energie, le risorse e le passioni di chi vuole difendere e incentivare il diritto alla libertà di ricerca scientifica, che ancora oggi, inconcepibilmente, stenta ad essere considerata tra le priorità politiche.

Era l’anno 2001 quando Luca Coscioni si presentò con la lista Bonino alle elezioni politiche, ottenendo il compito di guidarla nella competizione elettorale. Nonostante la triste delusione di allora, un lungo percorso di vittorie si è poi susseguito nel tempo anche se, a mio parere – credo largamente condiviso, i molteplici e positivi risultati conseguiti non sono mai stati evidenziati dai mass media nazionali nella misura che meritavano e che meritano. Già a fine degli anni Novanta, come la stessa Emma Bonino ricorda nel suo libro “I doveri della libertà“, l’oscuramento di televisioni e telegiornali rispetto ai temi di battaglia dei radicali fu totale. Ancora oggi purtroppo viviamo un processo di comunicazione pilotato verso una cornice culturale che tende a mascherare l’operato di azioni politiche anticonsuetudinarie e questa di oggi può e deve nuovamente rappresentare l’occasione per discutere di strategie che possano consentire una visibilità e una diffusione maggiore delle battaglie sulle libertà civili e sui diritti dei cittadini.

Perché lo scopo del Congresso Coscioni mira proprio a questo: ovvero a difendere e sostenere il diritto alla scienza, così come da titolo del Congresso, soprattutto di fronte ad un panorama politico che talvolta ignora e spesso sottovaluta la funzione e il ruolo che la cultura e la ricerca scientifica svolgono nel contesto democratico moderno.

Ribadire che è sempre importante ricordare alla collettività i fini della scienza e rispolverare tutte le grandi conquiste dell’umanità sta diventando quasi pleonastico. Ma nella società attuale persiste ancora un grande bisogno di ricordare alle persone i benefici di cui godono e godranno milioni di generazioni. È necessario, quindi, continuare a lavorare per far sì che si riconquisti un livello di fiducia più alto rispetto alla cultura e alla ricerca scientifica che, per dirla con Francis Bacon, serve a “realizzare tutte le cose possibili“, ed io aggiungo a fare in modo che vengano utilizzate per apportare benefici (anche perché questo termine – possibile – mi è oltremodo famigliare).

Dall’ultimo Congresso è trascorso un altro anno intenso di lavoro individuale e condiviso, di confronti, a volte di riflessioni e pause ma comunque un altro anno ricco di “azione”. Quella sì, mai inutile. Possiamo dirci davvero soddisfatti di essere riusciti a smantellare l’impianto della legge 40; ci manca soltanto di combattere ancora il divieto di fare ricerca scientifica utilizzando cellule staminali embrionali ma la battaglia affinchè gli embrioni che non possono essere impiantati debbano essere donati alla ricerca per ottenere benefici in campo medico, biologico e scientifico è già in fase avanzata.

Del resto è una questione già nota da tempo quella per cui il nostro Paese è ancora piuttosto indietro, in termini complessivi, sul tema della libertà di ricerca e di cura, nonostante di ciò si scriva e si discuta molto. A tal proposito, mi spiacque non partecipare, per motivi di salute, al Terzo Incontro del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica svoltosi il 4, 5, 6 aprile 2014 a Roma. In quell’occasione fu presentato alla Camera dei Deputati il primo indice che misura a livello mondiale il grado di libertà di ricercatori e pazienti in quattro aree fondamentali: aborto, riproduzione assistita, staminali embrionali e scelte di fine vita.

Grazie ad uno studio finanziato dalla nostra Associazione, come la maggior parte di voi già sa, Andrea Boggio è riuscito a stilare una classifica di 42 paesi in base al grado di libertà che garantiscono a ricercatori e pazienti e l’Italia si è attestata in merito a ciò al 35° posto su 42 paesi considerati, per non parlare degli altri risultati che la collocano al 27° gradino in ambito di scelte di fine vita, e agli ultimi posti in tema di aborto e di libertà nell’attività di ricerca con embrioni e cellule staminali.

A proposito di ricerca sugli embrioni, la battaglia va avanti anche dopo la sentenza della Corte dei diritti umani di Strasburgo che ha appunto sentenziato solo – e ci tengo a ribadire solo – sul caso di Adele Parillo. Tutti noi abbiamo avuto modo di leggere i contenuti della tempesta mediatica che si è venuta a creare intorno al caso della vedova di una delle vittime del tragico attentato di Nassiriya e non mi ha meravigliato di certo la fretta con cui i titoli di stampa italiani, hanno decretato a modo loro la conferma sul divieto di ricerca sulle cellule staminali embrionali.

Come se la CEDU avesse avallato il divieto contenuto nella Legge 40 il cui impianto di fatto sta a poco a poco cadendo a pezzi sulla scia delle nostre battaglie. La sentenza, infatti, non si occupa della libertà di ricerca scientifica o della liceità di utilizzare staminali embrionali (che tra l’altro dobbiamo importare dall’estero), né di quale staminale sia scientificamente importante studiare. Si è invece espressa su un caso specifico, del tutto particolare e dai contorni assai complessi.

Quindi, dalla nostra parte permane la perseveranza e la determinazione, soprattutto in attesa che si pronunci la Consulta Italiana.

I punti che ho toccato finora rendono ancora più chiaro e forte il bisogno di facilitare la traduzione dei risultati delle ricerche in politiche e a fronte del divario che ancora oggi in Italia divide Scienza e Politica mi viene da dire che mai niente sarà in caduta libera.

Dobbiamo continuare ad armarci di informazioni e diffondere consapevolezza, soprattutto perché da un’indagine condotta nel 2009 dall’Human Development Report, l’Italia si attesta al primo posto nella classifica dell’analfabetismo funzionale tra i paesi in via di sviluppo: ovvero che chi sa leggere e scrivere non sa trarre da queste abilità spunti o informazioni utili, ma le utilizza a proprio ed esclusivo favore. Per fare un esempio molto esplicativo, un analfabeta funzionale quando legge la frase “Via le tasse sulla prima casa” capisce che se darà il voto a quel noto candidato non pagherà più tasse sulla prima casa, ma non capisce che lo stanno prendendo per il culo e che si ritorcerà proprio contro di lui.

Non vorrei fare la lista delle debolezze italiane né dei suoi paradossi ma a partire dal caso del nomenclatore tariffario con le sue lungaggini e le distorsioni mentali che lo stanno riguardando, fino ad arrivare ai funerali concessi dalla chiesa San Girolamo Emiliani al boss dei Casamonica e non a Piergiorgio Welby, la mia nota pessimistica è accresciuta inevitabilmente.

Anche qui siamo ai titoli di coda anche se non ci troviamo in un film d’avventura, classico, comico, demenziale o drammatico e né tantomeno in un jet set, cosa che amaramente ho sentito pronunciare da Marco Pannella nei riguardi della qui presente Emma Bonino. A te mi rivolgo, Emma, dicendo che non ho né un jet, né un set cinematografico ma propongo la tua candidatura al tavolo della dirigenza Coscioni anche se questa comportasse la mia esclusione. Dalle tue post-dichiarazioni immagino già la risposta, e allora, perlomeno, concediamoci un selfie. Marco sei dei nostri? Ti aggiungi ad un selfie pacificatorio e pacifista?

A noi piace la politica fatta per bene, quella a 360° che, ribadisce e approfondisce. Sempre. Le lotte intestine tra le diverse fazioni che si ripercuotono nell’Associazione non servono.

Per concludere, proprio mentre sono alle prese con i silenzi della mia amministrazione comunale sul PEBA che sollecito, vorrei invitarvi a organizzare il prossimo Congresso Coscioni nella regione Campania. Ho già lo slogan: “Il PEBA più bistrattato anche nei peggiori abusi edilizi di Napoli”, che riprende il motto della Pampero: “Il Rum più bevuto nei peggiori bar di Caracas“.

Vi ringrazio e vi auguro di ribadire, appunto, un anno intenso come quello appena trascorso.

Cordiali saluti,
Marco Gentili

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